L’Egizio di Torino raddoppia. Il secondo al mondo per ricchezza e storia

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il Curatore Enrico Ferraris s’intrattiene con alcuni invitati, in primo piano la giornalista svizzera-canadese Jeanne Belhumeur

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Enrico Ferraris

La statua del sacerdote astronomo Aanen, sul retro le giornaliste Jeanne Belhumeur e l’assistente Juliette

(di A. Miatello)
Mercoledì 1° aprile con un’apertura straordinaria e gratuita, il Museo Egizio di Torino ha scritto un nuovo capitolo della sua bicentenaria storia. Dedicata, come quella del Cairo, all’arte e alla cultura dell’Egitto antico, con una carratteristica propria di rifunzionalizzazione, ampliamento e restauro.

CIMG9860Gli obiettivi. Il riordino di un museo esige un ripensamento radicale, ci spiega il direttore Christian Greco. “Il peso e il ruolo che gli oggetti assumono nel tempo, le relazioni che intrattengono con il corpo più vasto delle collezioni, il significato che assumono nella percezione del pubblico sono un campo di valori mutevoli che richiede uno sforzo interpretativo costante, consapevole del passato ma anche aperto e CIMG9927disponibile alle istanze del presente”. Nuovi criteri scientifici della ricerca e le diverse esigenze del visitatore contemporaneo, in ispecie le fasce più giovani, hanno condizionato la direzione verso una sfida unica nel suo genere. Il progetto scientifico, realizzato da Christian Greco e dagli otto curatori, ha uno scopo ben preciso di mettere in relazione i reperti della collezione torinese attraverso la storia del loro reperimento, la ricomposizione dei contesti e la restituzione alla storia mediante lo 61727e029a5a2cb35199f016ecee29festudio sui tanti personaggi documentati dalle fonti. Vengono definiti al contempo i legami storici e la rete di collaborazioni scientifiche tra la collezione torinese e le altre istituzioni museali, nazionali ed internazionali, trovando infine nel pubblico l’ultimo destinatario di un processo unitario di ricerca e comunicazione.
Le Connessioni.  Le molteplici interpretazioni e aspettative 153425528-484f4a6d-e19e-48f2-aa1b-edfbe8969cacriguardanti il nuovo allestimento sono state unite da un fil rouge che è scaturito dalla riflessione sulla disciplina e sulle sue odierne finalità. Ma è la forma di un singolo concetto che fin dalla sua semantica esprime una definita idea di continuità tra la storia del museo e il suo prossimo presente, cioè di “connessione”.  Ed è questa nozione che si 1427467006080_me3materializza nel nuovo allestimento “con il metodo e lo strumento con cui si intendono valorizzare i contenuti della collezione nel quadro più ampio della loro contestualizzazione archeologica ed esprime in modo efficace l’orizzonte scientifico (ricerca e collaborazioni internazionali) e socio-culturale (rapporto con il pubblico e con il territorio) del nuovo Museo Egizio 2015”.
Il racconto. Si vuole raccontare – ci spiega il direttore – la sua evoluzione all’interno del contesto storico politico dell’ Europa, ma non come una sommatoria di elementi astratti, ordinati secondo un criterio cronologico, “piuttosto in un racconto prosopografico, la storia di donne e uomini che hanno contribuito a formare, studiare e dare valore alla magnifica collezione che custodiamo”.
L’idea è quella di ricostruire contesti cultuali e abitativi e corredi funerari, assieme alla storia delle missioni, alla loro organizzazione, al loro modo di operare, alla loro filosofia. I documenti dell’epoca in cui furono eseguiti gli scavi saranno il corollario dei reperti esposti. Un libro aperto come verrebbe da dire, da cui ogni visitatore potrà scegliersi “il percorso”.
I rapporti tra i diversi reperti non saranno sottolineati solo all’interno della collezione torinese ma avranno legami storici e la rete di collaborazioni scientifiche con gli altri enti museali, nazionali ed internazionali. Uno dei più importanti obiettivi è dunque ricomporre i disiecta membra sparsi tra le collezioni nazionali e internazionali in modo tale che siano valorizzati e ricomposti i contesti archeologici e storici degli oggetti. “Una riunificazione virtuale e forse materiale temporanea di diversi reperti sparsi, soprattutto di tombe funerarie che sono state smembrate”.
Le nuove tecnologie.  Come centro di ricerca da quando nacque (Accademia delle Scienze, 1824), il museo dialogherà con realtà nazionali e internazionali, confrontandosi con le nuove tecnologie, e introducendo nel nuovo allestimento del Museo Egizio un quid innovativo e distintivo. Infatti una corretta disamina delle fonti, unito a uno studio rigoroso ha portato, grazie alla collaborazione con l’ istituto IBAM del CNR, a individuare un paio di corredi e a sviluppare per questi nuovi metodi di fruizione che permetteranno al pubblico di avere un ausilio prezioso nella comprensione e contestualizzazione dei reperti.
Sono state prodotte ricostruzioni digitali della Tomba di Kha, della tomba di Nefertari e della Cappella di Maia. Il Nuovo Museo si avvale di altri supporti, già sperimentati dai più importanti musei internazionali, come la ricostruzione grafica su pannelli di quanto è andato perduto e l’uso di videoguide che accompagnino il visitatore, con una differenziazione fra percorsi per adulti e per bambini, con approfondimenti relativi agli oggetti e alla loro contestualizzazione.
La fruizione dell’intero percorso museale è facilitata grazie a unità di approfondimento rintracciabili in tutte le sale mediante segnaletica apposita, inerente a quattro macro aree tematiche: “come si fa”, “come si dice”, “connessioni”, “storia del Museo”. Questi temi costituiscono la costante del percorso di visita del pubblico, e diventano quattro viaggi all’interno della collezione, quattro modi di fruizione differenti che apriranno molteplici prospettive, per far sì che la ricchezza del Museo non si esaurisca in una sola visita.
Le novità. Sono esposti alcuni importanti prestiti di oggetti provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston, dal Neues Museum di Berlino e dalle Collezioni Egittologiche del Sistema Museale dell’Università di Pisa.
L’allestimento delle sale storiche è stato arricchito e valorizzato da alcuni importanti prestiti concessi da GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea Torino, Museo Civico e Gipsoteca Leonardo Bistolfi di Casale Monferrato. Inoltre, si ringraziano gli eredi di Ermina Caudana e di Sergio Bosticco per le preziose donazioni.

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